Pensioni: magri aumenti di rivalutazione dal 2019

Dopo anni di mancata rivalutazione a causa del blocco (2012 e 2013 legge Fornero) e dell’inflazione negativa (2016 e 2017), a partire da gennaio 2018 e per il 2019 l’adeguamento delle pensioni al costo della vita (la perequazione automatica) ha previsto valori assai modesti, 1,3% per il 2018, l’1% dal 2019 sull’importo attualmente in pagamento.La proposta di individuare un nuovo paniere (elenco delle voci più ricorrenti di spesa) per l’effettivo potere di acquisto di pensionati e cittadini con reddito non ha ancora trovato accoglimento.Novità, invece, per i trattamenti medio-alti ai quali da gennaio prossimo vengono ripristinate le fasce di reddito contenute nella legga 388 del 2000, vale a dire tre sole fasce con le relative percentuali.

Nel frattempo l’INPS si prepara al rinnovo dei mandati di pagamento per il nuovo anno, sulla base di un dato provvisorio il cui valore, stando agli ultimi dati ISTAT dovrebbe essere appunto dell’1%.

Vediamo adesso quali sono le prestazioni, i vari importi e le percentuali spettanti (vedi tabella A).

Minimo e trattamenti sociali

Con l’incremento dell’1% la pensione al minimo sale da 507,42 a 512,49 euro al mese segnando un progressivo mensile di 5 euro.

Allo stesso modo si procede ad adeguare le prestazioni assistenziali per i cittadini in stato di bisogno. L’assegno sociale, cioè la prestazione introdotta dalla riforma Dini del 1995, (con 65 anni dal 2012, 67 dal 2019) passa da 453,00 a 457,53 al mese. Mentre la pensione sociale, prevista per gli ultrasessantacinquenni che hanno raggiunto l’età prima del dicembre ’95, sale da 373,33 a 377,06 euro al mese.

Pensione al milione

Chi ha ottenuto la maggiorazione fino ad un milione di lire al mese può contare dal 2019 su un assegno di 648,93. La cifra si ricava sommando all’importo del trattamento minimo di 512,49 euro la maggiorazione di 136,44 euro prevista dalla legge n. 127/2007 che ha aumentato le pensioni basse.

Pensioni superiori al minimo

In questi ultimi venti anni di vita la perequazione, per i pensionati con importi superiori al “minimo” è stata oggetto di particolari attenzioni da parte del legislatore che ha rivisto le regole allo scopo di aggiustare i conti pubblici (vedi riquadro con i provvedimenti di legge).

Elenco dei provvedimenti di legge

Legge n. 448 del 1998

Legge n. 388 del 2000

Legge n. 247 del 2007

Decreto Legge n. 98 del 2011

Decreto Legge n. 201 del 2011

Legge n. 228 del 2012

Legge n. 147 del 2013

Legge n. 208 del 2015

Dal 1 gennaio 2019 questi trattamenti (se non saranno previsti altri ripensamenti) torneranno ad essere indicizzati all’inflazione secondo la disciplina antecedente alla legge Fornero.

Tale disposizione risale al 2001 ed ha suddiviso la perequazione in tre fasce all’interno del trattamento pensionistico complessivo così concesso:

- 100% per le pensione di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo;

- 90% per gli assegni di importo compreso tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;

- 75% per i trattamenti superiori a 5 volte il minimo.

Di conseguenza l’aumento prossimo è così articolato:

- 1% (l’aliquota intera) sulla fascia di pensione mensile sino a 1523 euro (3 volte il minimo di dicembre 2018);

- 0,90% sulla quota compresa tra 1523 e 2538 euro (da 3 a 5 volte il minimo 2018);

- 0,75% sulla quota mensile eccedente 2538 euro (oltre 5 volte il minimo)

Con il ritorno al passato viene ripristinato anche il sistema che vede l’affermazione su fasce di importo e non più su scaglioni singoli di importo. Un piccolo “trucco” tecnico che ha consentito di risparmiare ulteriormente sulla spesa, producendo una ulteriore perdita, anche se lieve, sul valore dell’assegno nel tempo.

Il reddito e la pensione di cittadinanza, di cui si parla da diversi mesi, resta in questo momento un capitolo molto fluido considerato il costo complessivo di 17 miliardi di euro. La pensione dovrebbe essere pari a 780 euro mensili, cioè lo stesso importo individuato per il reddito di cittadinanza. L’assegno dovrebbe coprire la differenza fra la pensione attualmente percepita e i 780 euro. Quindi, per esempio, un pensionato che oggi riceve 500 euro al mese riceverebbe la differenza fino a 780 euro. Non è chiaro se questo beneficio sia destinato solo a coloro che sono già pensionati e percepiscono un assegno più basso rispetto alla nuova soglia di cittadinanza (è l’ipotesi più probabile) o se invece spetti anche a coloro che non percepiscono alcun assegno previdenziale, prevedendo un paletto di età.

Conclusioni

Il blocco delle pensioni e la riduzione all’adeguamento del costo della vita restano la parte più grave, iniqua e dolorosa introdotta dal legislatore. Tale sistema di adeguamento non ha mai tutelato concretamente il reale potere di acquisto dei pensionati che, negli ultimi 15 anni, ha subito oltre il 30% di perdita. Le soluzioni adottate (8 volte) non sono state assolutamente ispirate a criteri di ragionevolezza. Anche se non siamo pessimisti ma realisti, le incertezze crescenti, le promesse vaghe stanno creando molto panico tra i pensionati, i quali hanno pochissimi benefici fiscali sul loro reddito previdenziale, tassato alla pari degli altri redditi, mentre sarebbe ragionevole e doveroso, oltre i 70 anni ridurre proporzionalmente il carico in funzione dell’età e del livello certificato di autosufficienza, fino ad azzerare le imposte oltre gli 85 anni.

È ora che si intervenga nei loro confronti riconoscendo il ruolo che hanno ed hanno avuto per la crescita e lo sviluppo del Paese. Spesso in questi anni di crisi economica, con le loro pensioni e con il loro lavoro di cura, hanno sostenuto figli e nipoti, disoccupati e inoccupati, sostituendosi ad uno stato sociale insufficiente ed inefficiente. Meritano invece grande rispetto ed attenzione, valorizzando il loro ruolo di persone anziane e pensionate.

È importante che questo Governo guardi al passato per dare al futuro una risposta migliore che pensionandi e pensionati si aspettano.

Infine, in previsione delle particolari normative che prossimamente troveranno approvazione, per i chiarimenti e gli approfondimenti (possibili scelte, e tra queste, la più convenienti) si consiglia di rivolgersi al nostro Patronato 50&PiùEnasco, che con esperti operatori assiste da sempre gratuitamente su tutto il territorio nazionale.

 

 

TABELLA A

Le nuove cifre dal 1 gennaio 2019

Tipo di pensione

Importo mensile

Fondo lavoratori dipendenti:

- trattamenti minimi (1)

€ 512,49

Gestione speciale lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coldiretti):

- trattamenti minimi (1)

€ 512,49

Pensioni con maggiorazione “ad un milione” (€ 516,46)

€ 648,93

Pensioni inferiori al minimo e pensioni “supplementari”

+ 1%

Pensioni sociali (2)

€ 377,06

Assegni sociali (3)

€ 457,53

Pensioni di importo superiore al minimo (4)

(tutte le categorie)

+ 1% (100% Istat fino a € 1.523

+ 0,90% (90% Istat) da € 1523 a € 2538

+ 0,75% (75% Istat) oltre € 2538

(1) Il trattamento minimo viene riconosciuto a tutti coloro che hanno un reddito personale non superiore a € 6.662,37 l’anno se vivono da soli e di € 19.981,11 se coniugati.

(2) Prevista fino a dicembre 1995.

(3) Prevista da gennaio 1996 in poi.

(4) Per i titolari di più pensioni le percentuali di aumento si applicano alla somma dei trattamenti

Fonte: 50&piu.it